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Negli ultimi mesi sto partecipando, come professionista, al progetto La Nuova Me, un percorso territoriale rivolto a donne over 35 che stanno attraversando fasi di cambiamento personale e professionale.Un’esperienza nata dentro una rete multidisciplinare composta da competenze, storie e sensibilità differenti che si è interrogata su un tema tanto semplice da nominare quanto complesso da vivere: cosa accade quando, a un certo punto della vita, emerge il bisogno di cambiare direzione?

Nel mio lavoro incontro da anni donne che vivono momenti di transizione. A volte questi passaggi arrivano dopo una separazione, un lutto, una maternità, un burnout, la perdita di un lavoro o una fase di cambiamento. Altre volte assumono forme più silenziose, ma altrettanto profonde: la sensazione di sentirsi sospese, distanti da sé o fuori sintonia con ciò che si sta vivendo.

Una delle cose che emerge più spesso riguarda il bisogno di trovare uno spazio in cui attraversare questi passaggi con tempi, parole e modalità rispettose della propria esperienza. Insieme al desiderio di trovare risposte e nuove direzioni, emerge anche il bisogno di sentirsi accolte, ascoltate e riconosciute nella complessità di ciò che si sta vivendo.

I contesti personali e lavorativi oggi impongono velocità, adattamento continuo e capacità di sostenere ritmi elevati. Alcuni cambiamenti, però, richiedono pause, ascolto, rispecchiamento e la possibilità di dare un nome a ciò che si sta trasformando.

Per questo considero preziosi i contesti che favoriscono confronto, orientamento e consapevolezza, soprattutto quando identità personale, lavoro, relazioni e desideri sembrano ridefinirsi contemporaneamente.

Questa esperienza sta intrecciando molti temi che attraversano da tempo il mio lavoro: il rapporto tra identità e cambiamento, il peso delle aspettative sociali, la fatica di riconoscere i propri bisogni, il valore dei legami e delle reti nei momenti di passaggio, ma anche la possibilità di costruire spazi in cui sentirsi legittimate a ripensarsi.

Sento importante mantenere attenzione anche ai contesti sociali, culturali e lavorativi dentro cui le persone si muovono. Alcune fatiche riguardano certamente la storia personale, le risorse e le possibilità di ciascuna persona; altre prendono forma dentro aspettative, carichi, disuguaglianze e modelli di funzionamento presenti nella società e nelle organizzazioni.

Spesso il cambiamento viene immaginato come un percorso individuale e solitario. Nella pratica, però, trasformazioni profonde diventano possibili quando si incontrano relazioni, contesti e parole capaci di sostenere processi di maggiore consapevolezza e autodeterminazione.

Nel mio lavoro continuo a sentire importante uno sguardo che tenga insieme dimensione personale, relazionale e contesto sociale, mantenendo attenzione alla specificità di ogni storia e alla complessità dei percorsi di vita.

Anche per questo considero significativi i progetti che cercano di ampliare le possibilità di accesso a percorsi di orientamento, accompagnamento e supporto, costruendo reti e spazi attraversabili da persone con esperienze, bisogni e punti di partenza differenti.

A volte ripartire significa concedersi il tempo necessario per capire da quale punto della propria storia si desidera riprendere il cammino, creando condizioni che rendano questa possibilità più accessibile anche a chi attraversa momenti di fragilità economica, lavorativa o personale.