Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere un articolo de Il Sole 24 Ore che mette in dialogo filosofia, lettura e lavoro, interrogandosi su come riattivare motivazione e senso nei contesti professionali.
Una riflessione che ho trovato particolarmente interessante perché intercetta un tema che, nel mio lavoro di psicologa delle organizzazioni, emerge spesso: la fatica di ritrovare significato nel fare quotidiano.
Quando le persone attraversano momenti in cui il lavoro perde significato, non è sempre semplice riconoscerlo e trovare le parole per comunicarlo.
Più spesso questa esperienza si esprime attraverso segnali indiretti: calo di motivazione, distanza emotiva, senso di ripetitività, disconnessione dal proprio ruolo.
È un vissuto che può riguardare singole persone, gruppi di lavoro e interi contesti organizzativi, incidendo sul clima e sul benessere complessivo.
La lettura come spazio di rielaborazione
La lettura condivisa, quando entra nei gruppi, può aprire spazi di pensiero e rielaborazione profondi.
Le storie possono diventare specchi simbolici attraverso cui rileggere:
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il proprio ruolo
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la fatica professionale
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i passaggi di cambiamento
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il significato del fare quotidiano
Non si tratta di evasione, ma di attivazione di pensiero.
Il testo narrativo, poetico o filosofico introduce una distanza fertile: permette di parlare di sé passando attraverso altro, rendendo dicibile ciò che nei contesti di lavoro resta talvolta implicito o difficilmente esprimibile.
Narrazione e contesti organizzativi
Nel tempo ho strutturato questa prospettiva anche come proposta progettuale, costruendo dispositivi di lavoro basati su narrazione, lettura e confronto di gruppo.
Una metodologia già sperimentata in contesti formativi e comunitari, che può trovare applicazione anche nei contesti organizzativi come strumento di:
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benessere
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sviluppo delle risorse
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coesione nei gruppi di lavoro
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riattivazione del senso professionale
Lavorare sul significato del fare quotidiano significa prendersi cura delle persone attraverso linguaggi che parlano in profondità: immaginari, narrazioni, significati condivisi.
Rimettere al centro il senso
Nei contesti professionali contemporanei si parla molto di performance, obiettivi, competenze.
Più raramente si aprono spazi per interrogarsi su ciò che tiene insieme il lavoro dall’interno: il senso.
Eppure, quando le persone hanno occasione di sostare, raccontare, ascoltarsi, accade qualcosa di significativo:
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si riattiva la motivazione
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si riconnette il ruolo alla propria esperienza
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si rafforza il senso di appartenenza
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si genera pensiero condiviso
Il lavoro torna così a essere non solo funzione, ma esperienza umana attraversata da significati.
Uno sguardo possibile
Integrare lettura, filosofia e narrazione nei contesti professionali non significa proporre solo attività culturali, ma anche aprire spazi di riflessione che incidono sul benessere organizzativo e sulla qualità della vita lavorativa.
È uno sguardo che mette in dialogo dimensione simbolica e organizzativa, persone e ruoli, esperienza individuale e costruzione collettiva di senso.
Perché, anche nei luoghi di lavoro, le storie continuano a essere uno degli strumenti più potenti per comprendere, trasformare e abitare ciò che viviamo.
Su questi temi ho scritto anche in un altro articolo dedicato al benessere nei contesti organizzativi, che puoi leggere qui:
https://www.luisellanuovo.it/portare-il-benessere-nelle-organizzazioni-spazi-di-parola-relazione-e-consapevolezza-nei-contesti-di-lavoro/
