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“Mi manca la motivazione.”

È una frase che ricorre spesso quando si parla di lavoro.

Come ritrovarla.
Come riattivarla.
Come mantenerla nel tempo.

Eppure, in molte esperienze professionali, la questione non riguarda soltanto la motivazione.

In alcune fasi si incrina qualcosa di più profondo: il legame tra ciò che si fa e il senso che quel lavoro assume nella propria storia.

Motivazione e significato

La motivazione riguarda l’energia, l’attivazione, la spinta all’azione.
Il significato riguarda il valore che ciascuna persona attribuisce a ciò che fa.

Si possono rispettare le scadenze.
Portare a termine i compiti.
Ricevere apprezzamenti da colleghi e colleghe o responsabili.

E allo stesso tempo avvertire una distanza.

Può trattarsi di stanchezza, può essere un passaggio evolutivo o un cambiamento che sta maturando.

Ciò che in una fase della vita era coerente può, nel tempo, richiedere una rilettura.

Quando il lavoro perde significato, spesso la prima difficoltà è trovare le parole per dirlo: rimane una fatica poco definita, un coinvolgimento che si assottiglia, una domanda che resta sullo sfondo.

Nei contesti organizzativi

Nelle organizzazioni si investe – giustamente – su strumenti che sostengono la motivazione: obiettivi chiari, formazione, sistemi di valutazione, incentivi.

Sono elementi importanti.

Accanto a questi strumenti può diventare utile prevedere spazi di riflessione in cui professionisti, professioniste e gruppi possano fermarsi a comprendere ciò che stanno vivendo.

Spazi in cui nominare le fatiche, confrontarsi, rimettere a fuoco il senso del proprio ruolo.

Riaprire uno spazio di significato aiuta a riallacciare la connessione tra persona e ruolo, tra esperienza individuale e contesto organizzativo.

Su questo tema è possibile approfondire anche qui:

👉 Portare il benessere nelle organizzazioni: spazi di parola, relazione e consapevolezza nei contesti di lavoro
👉 Riscoprire senso e motivazione nel lavoro: quando la lettura apre spazi di pensiero

Nei percorsi individuali

La questione del significato riguarda anche il piano personale.

A volte una difficoltà legata al lavoro intercetta passaggi più ampi della propria storia.

Una domanda che può emergere è:

“Che posto occupa oggi il mio lavoro nella mia storia?”

È una domanda che tocca l’identità professionale e personale e può portare a rileggere alcune scelte, a ridefinire confini, a immaginare nuove direzioni.

All’interno di uno spazio di consulenza psicologica, queste domande possono essere esplorate con gradualità, nel rispetto della storia e dei tempi di ciascuna e ciascuno.

Su ciò che può accadere in un percorso di questo tipo sono raccolti diversi contributi qui:

👉 Articoli sui percorsi psicologici individuali

Il significato come dimensione relazionale

Il senso del lavoro prende forma nel dialogo, nel riconoscimento reciproco, nella possibilità di dare parola all’esperienza.

Integrare narrazione e riflessione nei contesti professionali significa offrire uno spazio in cui ciò che si vive possa essere detto, ascoltato e riletto.

Motivazione e significato sono dimensioni connesse ma distinte: esplorare il significato può sostenere anche la motivazione.

Il significato non si impone, si costruisce nel tempo, nella relazione.

 

Riferimenti essenziali
Rosso, B. D., Dekas, K. H., & Wrzesniewski, A. (2010).
On the meaning of work: A theoretical integration and review. Research in Organizational Behavior, 30, 91–127.
Steger, M. F. (2019).
Meaning in work and at work. In A. Yeoman, C. Bailey, A. Madden & M. Thompson (Eds.), The Oxford Handbook of Meaningful Work. Oxford University Press.
Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000).
The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.