Ci sono persone che, fin da piccole, si sono sentite dire:
“Sei troppo emotiva/o.”
“Te la prendi troppo.”
“Devi essere più forte.”
Parole che, nel tempo, possono influenzare il modo in cui si guarda a sé stessi/e, alle proprie emozioni e alla propria sensibilità.
In alcune persone, infatti, può svilupparsi lentamente la tendenza a vivere ciò che si prova come qualcosa da trattenere o nascondere.
Ci si giudica per le proprie reazioni.
Ci si sente “eccessivi/e”.
Fuori misura.
A volte persino inadeguati/e.
Eppure le emozioni raccontano molte cose.
Possono parlare di esperienze, bisogni, paure, desideri, relazioni, ferite e modi di stare nel mondo.
Più che allontanarsi da ciò che si sente, può essere utile imparare, gradualmente, a riconoscerlo, attraversarlo e comprenderlo con maggiore consapevolezza.
La regolazione emotiva riguarda anche questo: la possibilità di costruire strumenti per stare dentro alle emozioni in modo più stabile e abitabile.
Può significare:
- dare un nome a ciò che accade dentro di sé;
- riconoscere alcuni segnali del corpo;
- accorgersi dei propri limiti;
- comprendere cosa attiva determinate reazioni;
- trovare modi più gentili per attraversare la fatica emotiva;
- restare in contatto con sé stessi/e anche nei momenti più intensi.
Quando diventa difficile accedere a questi strumenti, può capitare di oscillare tra il trattenere tutto e l’esplodere, tra il sentirsi sopraffatti/e oppure svuotati/e.
In alcune situazioni, la difficoltà nella gestione emotiva può intrecciarsi anche con la fatica relazionale, il senso di sopraffazione o la sensazione di sentirsi continuamente “troppo”.
Ed è spesso qui che un percorso psicologico può offrire uno spazio importante: uno spazio in cui conoscersi meglio, dare senso alle proprie emozioni e costruire un rapporto più abitabile con il proprio mondo interiore.
In alcuni contesti, la sensibilità viene ancora letta come una debolezza. E invece, in determinate situazioni, può trasformarsi anche in una risorsa preziosa: nell’empatia, nell’ascolto, nelle relazioni e nella capacità di cogliere sfumature di sé e degli altri.
Forse, più che diventare “più duri/e”, può essere utile imparare a stare nelle emozioni con maggiore presenza, possibilità di scelta e gentilezza verso sé stessi/e.
La ruota delle emozioni di Plutchik è un modello teorico utile per orientarsi nel lessico emotivo. Non rappresenta una classificazione esaustiva o rigida dell’esperienza emotiva individuale.
