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Negli ultimi anni mi capita sempre più spesso di incontrare persone che, pur avendo relazioni, lavoro, impegni e vite apparentemente piene, raccontano una sensazione difficile da definire: quella di sentirsi emotivamente distanti, affaticate o poco in connessione.

È un tema che ho provato ad attraversare anche nell’articolo pubblicato ieri che potete leggere qui: “Quella distanza difficile dal spiegare”.

Forse perché oggi molte persone vivono ritmi intensi e richieste continue, non soltanto sul piano professionale, ma anche in quello relazionale.

Spesso sembra necessario mostrarsi sempre presenti, efficienti, disponibili, interessanti, capaci di gestire tutto.

E questo, nel tempo, può contribuire a creare una certa distanza da sé, dai propri vissuti e dalle relazioni.

Nel lavoro con i gruppi di lettura, nei percorsi comunitari e negli incontri culturali che porto avanti da anni a Mirafiori Sud, osservo frequentemente un bisogno molto semplice e profondo: trovare spazi relazionali in cui sentirsi accolti/e con maggiore autenticità e minore pressione.

Forse è anche per questo che oggi molte persone sembrano avvicinarsi a gruppi, pratiche culturali, comunità territoriali e contesti relazionali capaci di favorire ascolto, presenza e condivisione.

Sempre più ricerche nell’ambito del welfare culturale e della relazione tra cultura e salute stanno evidenziando quanto pratiche culturali, artistiche e comunitarie possano rappresentare risorse importanti per il benessere delle persone e delle comunità.

Il Cultural Welfare Center (CCW), insieme a numerosi studi internazionali e ai rapporti OMS dedicati al rapporto tra arti, cultura e salute, sottolinea sempre più il valore della partecipazione culturale come possibile risorsa salutogenica: capace cioè di sostenere connessioni, qualità della vita, senso di appartenenza e benessere relazionale.

Anche il dibattito internazionale legato al welfare culturale e alla prevenzione sta dedicando crescente attenzione al possibile contributo delle pratiche artistiche e culturali alla qualità della vita, alla connessione sociale e al benessere relazionale.

Forse è anche per questo che, oggi, esperienze collettive come gruppi di lettura, pratiche narrative, incontri culturali e spazi comunitari stanno assumendo un significato sempre più importante nella vita quotidiana di molte persone.

Uno spazio che può favorire una maggiore vicinanza con sé stessi/e, con i propri bisogni e con il proprio modo di stare nelle relazioni.

Altre volte questo ascolto può concretizzarsi anche all’interno di un percorso psicologico individuale: un tempo dedicato all’ascolto, alla riflessione e alla possibilità di dare parole a ciò che si sta attraversando.

Il lavoro raccontato nel mio libro “Costruire comunità attraverso le parole. Lettura condivisa, narrazione e benessere a Mirafiori Sud” nasce, in fondo, da una domanda molto semplice: esistono ancora luoghi in cui le persone possano sentirsi accolte senza la pressione di dover continuamente dimostrare qualcosa?

Nel tempo ho visto persone avvicinarsi ai gruppi non soltanto per condividere letture, ma anche per ritrovare:

  • connessioni,
  • ascolto,
  • presenza,
  • tempo condiviso,
  • senso di appartenenza.

Piccole esperienze quotidiane che sembrano assumere, oggi, un valore sempre più importante.

📘 “Costruire comunità attraverso le parole. Lettura condivisa, narrazione e benessere a Mirafiori Sud” è disponibile sul sito di MdS Editore:

https://mdseditore.it/catalogo/costruire-comunita-attraverso-le-parole/

ed è ordinabile anche tramite Feltrinelli, IBS, Libreria Universitaria, Libraccio, Amazon e attraverso le principali librerie online e fisiche.