Ci sono progetti a cui dici sì per entusiasmo, e altri a cui dici sì per coerenza.
Negli anni ho imparato a riconoscere la differenza.
Quando scelgo di far parte di una rete o di un progetto, non mi chiedo solo cosa fa, ma come lo fa. Guardo il linguaggio che usa, lo spazio che apre, il modo in cui tiene insieme persone, professionalità e bisogni diversi. Guardo soprattutto se c’è attenzione ai confini, al rispetto dei ruoli, alla possibilità di accompagnare senza sovrapporsi.
Credo profondamente nel valore di contesti che riconoscono i momenti di transizione e li attraversano insieme alle persone. Spazi in cui fermarsi serve a orientarsi, in cui le domande trovano ascolto e le possibilità iniziano a prendere forma grazie a un accompagnamento competente, rispettoso e concreto. Contesti che non offrono soluzioni preconfezionate, ma costruiscono percorsi, mettendo in relazione bisogni, risorse e professionalità diverse.
Nel mio lavoro incontro spesso persone che si trovano in una fase di passaggio: cambiamenti professionali, ridefinizioni personali, momenti in cui ciò che prima funzionava non funziona più nello stesso modo. Non sempre serve “fare di più”. A volte serve uno spazio in cui poter leggere meglio ciò che sta accadendo, dare un nome alle domande, orientare le scelte possibili.
È anche per questo che, quando mi viene proposto di entrare in un progetto, mi chiedo se quel contesto è in grado di sostenere davvero questi passaggi. Se sa tenere insieme complessità e concretezza. Se offre possibilità reali senza semplificare troppo le storie delle persone.
In questi giorni è partito La Nuova Me, un progetto di cui faccio parte come professionista all’interno di una rete più ampia. Un progetto pensato per accompagnare donne over 35 nei momenti di transizione, attraverso percorsi di coaching e mentoring, in uno spazio che è insieme fisico e digitale.
Ho scelto di esserci perché ho riconosciuto un’idea di lavoro che sento affine: quella di una rete che non mette al centro una singola figura, ma un ecosistema di competenze. Una rete che non promette risposte rapide, ma costruisce possibilità e considera l’orientamento come un processo, non come un’etichetta.
Far parte di una rete, per me, significa questo: sapere che il proprio lavoro si intreccia con quello di altre professioniste, in un contesto che valorizza le differenze e tiene insieme i percorsi. Significa poter offrire il proprio contributo restando nel proprio ruolo, con chiarezza e responsabilità.
Se stai attraversando un momento di cambiamento e senti il bisogno di uno spazio di orientamento, esistono contesti pensati proprio per accompagnare queste fasi. La Nuova Me è uno di questi, e puoi trovare maggiori informazioni qui:
👉 https://toxdplus.it/lanuovame/
Un passo alla volta, dentro spazi che sanno tenere insieme persone, domande e possibilità.
Nota: La Nuova Me è un progetto di ToXD+, nato dall’esperienza di Womentoring, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Città di Torino. In questo contesto, partecipo come professionista all’interno della rete.