A volte un ricordo non arriva come una storia ordinata.
Può affacciarsi come un’immagine che si fa riconoscere, come un profumo che richiama un’esperienza, come una sensazione che non ha ancora parole.
Nel percorso La Scatola dei Ricordi, che si svolge all’interno del Circolo AIEF, l’attenzione è rivolta proprio a questi passaggi sensoriali: a ciò che può emergere quando la memoria non viene sollecitata come prestazione, ma accolta come esperienza.
Non tutti i ricordi passano dalle parole
Nei percorsi di gruppo che coinvolgono persone con storie, età ed energie diverse, il racconto verbale non è sempre il canale più immediato.
Questo non significa che i ricordi siano assenti, ma che possono trovare altre vie.
Immagini, oggetti, profumi e corpo diventano così mediatori gentili: non chiedono di ricordare “bene”, non mettono alla prova, non richiedono coerenza o completezza. Offrono piuttosto un appiglio, un tempo, una possibilità di contatto con ciò che c’è.
Un’immagine può richiamare un luogo, un gesto, un passaggio di vita. Un profumo può evocare una cucina, una persona, un momento quotidiano. Da lì, se e quando è possibile, può emergere una parola. A volte una sola. A volte un gesto, un sorriso, un silenzio condiviso.
L’olfatto come via di accesso
Nel terzo incontro del percorso, i ricordi sono stati esplorati attraverso l’olfatto.
Aromi semplici e familiari – come caffè, cannella, origano o lavanda – sono stati proposti come occasioni di esperienza: annusare, riconoscere, osservare cosa accade.
Non sempre è nata una storia.
Per alcune persone è emersa una parola, per altre una sensazione, per altre ancora un’immagine fugace. Tutte queste modalità sono state considerate forme legittime di partecipazione, senza gerarchie.
In questi contesti, il valore non sta nella quantità di ricordi evocati, ma nella qualità dell’esperienza vissuta: sentirsi presenti, coinvolti, parte di un momento condiviso.
Le parole che sono emerse non parlavano di prestazione o di mancanza, ma di forza, coccola, compagnia, allegria, giovinezza. Tracce semplici, ma dense di significato.
Il gruppo come spazio di incontro
Il lavoro avviene sempre in gruppo, ed è un elemento centrale del percorso.
All’interno del Circolo AIEF partecipano sia persone che frequentano il Centro Diurno Aggregativo sia tesserate e tesserati del circolo: una comunità eterogenea, in cui convivono storie, vissuti e modalità diverse di stare.
Questa eterogeneità rende il gruppo uno spazio vivo, non definito da etichette, ma dalla presenza.
C’è chi parla molto e chi poco, chi ascolta in silenzio, chi è più stanco e chi più curioso. Non è necessario ricordare tutto, né ricordare allo stesso modo. È sufficiente esserci, per come si è, in quel momento.
Il gruppo diventa così un contesto sicuro, in cui la memoria non è un obbligo, ma una possibilità.
Un percorso esperienziale, non terapeutico
La Scatola dei Ricordi è un percorso psicoeducativo ed esperienziale, non terapeutico.
Non ha finalità diagnostiche o riabilitative, ma si propone di offrire spazi di benessere relazionale, continuità del senso di sé e partecipazione, attraverso attività a bassa soglia, rispettose dei tempi e delle modalità di ciascuna persona.
Immagini, sensi, parole e corpo vengono utilizzati come occasioni di incontro, non come strumenti di valutazione. Il percorso si costruisce passo dopo passo, lasciando che ciò che può emergere trovi spazio, senza forzature.
Un lavoro che si inserisce nella vita della comunità
Il percorso si svolge all’interno del Circolo AIEF, uno spazio aggregativo di quartiere che promuove relazioni, partecipazione e occasioni di incontro attraverso attività culturali, sociali e psicoeducative.
In questo contesto, La Scatola dei Ricordi si affianca alle proposte del Circolo AIEF e del Centro Diurno Aggregativo, condividendone l’attenzione alla relazione, alla socialità e alla prevenzione dell’isolamento, senza sovrapporsi ad ambiti sanitari o terapeutici.
Lasciare tracce
Nel corso degli incontri, ciò che emerge viene custodito: parole, simboli, piccoli segni.
La scatola diventa una metafora concreta del percorso: non un contenitore di risultati, ma uno spazio che raccoglie tracce di presenza.
Andando avanti, queste tracce si intrecceranno con il movimento, la musica e i materiali tattili, fino a dare forma a una memoria condivisa del viaggio fatto insieme.
Perché, anche quando i ricordi cambiano forma, il bisogno di essere riconosciuti e di appartenere resta.
