Ci sono parole che aprono. Altre, invece, chiudono.
Ci sono parole che fanno spazio, e altre che irrigidiscono, anche senza volerlo.
Parole che accolgono, e parole che allontanano.
Può capitare che, senza accorgercene, il modo in cui ci parliamo dentro e fuori di noi definisca la qualità delle nostre relazioni, delle nostre decisioni e della visione di noi stessi e di noi stesse. Le parole non descrivono soltanto ciò che viviamo, ma possono plasmare, orientare e dare forma.
Questo è un viaggio dentro il potere delle parole: quelle che aiutano a ritrovare direzione e quelle che, senza volerlo, ci fanno sentire “bloccati/e”. Un tema che per me è casa: nasce dall’incontro tra psicologia, narrazione e anni di gruppi di lettura condivisa.
Le parole non sono neutre: ci orientano
Le parole che scegliamo attivano immagini, emozioni, significati. Quando diciamo “non ce la faccio” o “non sono capace”, non stiamo solo descrivendo un momento: stiamo creando il campo dentro cui ci muoviamo. C’è, infatti, una distinzione tra il linguaggio che descrive ciò che accade (“oggi è una giornata difficile”) e il linguaggio identitario (“sono incapace”). Il primo lascia spazio, il secondo limita.
Nel mio lavoro di psicologa, e nei gruppi di lettura come conduttrice e facilitatrice, mi è capitato di osservare quanto anche una sola frase possa trasformare un’esperienza: a volte, una parola può alleggerire, aprire prospettive o far emergere risorse che sembravano lontane.
Parole muro e parole ponte
Una distinzione semplice, ma molto utile ed esplicativa, è questa:
Le parole muro
Sono parole che possono chiudere, irrigidire e giudicare. Spesso iniziano con “sempre”, “mai”, “tutti”, “nessuno”.
- “Non cambierà mai nulla.”
- “Sono sempre io a sentirmi in errore.”
- “Non ho nessuna alternativa.”
Le parole muro non sono “errori”: possono nascere per proteggerci quando ci sentiamo sotto pressione. Ma col tempo possono diventare gabbie.
Le parole ponte
Sono parole che permettono movimento, possibilità, apertura.
- “In questo momento mi sento così.”
- “Sto provando a capire cosa mi serve.”
- “Posso fare un passo alla volta.”
Sono parole che non negano ciò che proviamo: possono aiutarci ad attraversarlo.
Quando le parole degli altri ci cambiano
Nei gruppi di lettura che conduco, le persone spesso scoprono qualcosa di sé proprio a partire dalle parole lette o ascoltate:
- una frase risuona
- un personaggio ci somiglia
- un’immagine ci parla
- una parola porta chiarezza dove prima c’era confusione
In questo modo, le parole degli altri diventano specchi sicuri, non giudicanti. Da lì può nascere una nuova consapevolezza: “Non sono sola in questo”, “Non avevo mai guardato le cose da questo punto di vista”. Non c’è interpretazione: c’è relazione, risonanza e possibilità.
E le parole che rivolgiamo a noi stessi?
Il dialogo interno è un luogo potentissimo. Non sempre gentile, non sempre chiaro, non sempre facile da ascoltare.
- “Dovrei saperlo fare.”
- “Non è abbastanza.”
- “Se sbaglio, significa che non valgo.”
Queste frasi, dette in silenzio, possono influenzare autostima, decisioni, relazioni e modo di affrontare i cambiamenti. Imparare ad ascoltare e modulare il dialogo interno è una competenza graduale e allenabile, che può essere esplorata anche nello spazio del sostegno psicologico.
Da dove si può cominciare?
Ecco alcune domande che puoi tenere con te:
- Che parole sto usando per descrivere questo momento della mia vita?
- Sono parole che mi chiudono o mi aprono?
- Cosa succederebbe se sostituissi un “non posso” con un “per ora faccio un passo”?
- Qual è una parola che oggi potrebbe sostenermi?
Non si tratta di “pensare positivo” né di raccontarci storie che non sentiamo vere: si tratta di trovare un linguaggio che ci faccia un po’ più bene e un po’ meno male.
Le parole come bussola
Le parole non risolvono tutto, ma orientano. Sono una bussola preziosa quando ci sentiamo confusi, stanchi o in transizione.
Quando diventano troppo pesanti, ripetitive o giudicanti, può essere utile avere uno spazio professionale in cui esplorarle con calma, capire cosa vogliono dirci e trovare un modo più gentile per “stare” nelle cose. La psicologia, per me, è prima di tutto questo: un percorso di consapevolezza, cura di sé e possibilità.
Se senti di aver bisogno di uno spazio per ascoltare le tue parole e ritrovare la tua direzione, ricevo a Torino e online per percorsi di sostegno psicologico orientati al benessere.
