Negli anni trascorsi a facilitare gruppi di lettura mi è capitato spesso di ascoltare persone raccontare come un libro abbia lasciato una traccia nella loro vita. A volte si tratta di una frase che arriva al momento giusto. Altre volte di un personaggio in cui riconoscersi. Altre ancora di un incontro nato attorno a una storia condivisa.
Per questo, quando incontro articoli o post che elencano i benefici della lettura, mi trovo spesso a chiedermi se la domanda più interessante sia davvero quella che compare nei titoli. Perché sì, la ricerca suggerisce che leggere possa associarsi a diversi effetti positivi. Ma forse la questione più affascinante è un’altra:
Che cosa rende possibile la lettura nella vita delle persone?
La lettura e la longevità
Uno degli studi più citati sul tema è stato condotto da Avni Bavishi, Martin D. Slade e Becca R. Levy della Yale University. Seguendo oltre 3.600 persone adulte per dodici anni, i ricercatori hanno osservato che chi leggeva libri regolarmente presentava una maggiore probabilità di sopravvivenza rispetto a chi non leggeva.
Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27471129/
Secondo gli autori, la lettura potrebbe associarsi a processi cognitivi, emotivi e relazionali che si intrecciano con il benessere e la qualità della vita nel lungo periodo. Gli stessi ricercatori sottolineano però che lo studio evidenzia un’associazione e non consente di stabilire un rapporto causale diretto.
Più che una semplice attività ricreativa, leggere sembra inserirsi all’interno di uno stile di vita culturalmente e cognitivamente attivo.
La riserva cognitiva e l’invecchiamento
Negli ultimi decenni la ricerca ha dedicato grande attenzione al concetto di riserva cognitiva.
Il neuroscienziato cognitivo Yaakov Stern ha proposto che alcune attività mentalmente stimolanti svolte nel corso della vita possano contribuire a costruire una riserva cognitiva, ovvero un insieme di risorse che può aiutare il cervello a compensare più efficacemente i cambiamenti legati all’età o a processi patologici.
Articolo:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11939702/
In questo quadro la lettura occupa un ruolo particolarmente interessante.
Uno studio pubblicato su Neurology da Robert S. Wilson e colleghi ha evidenziato come livelli più elevati di attività cognitiva in tarda età siano associati a un esordio più tardivo della demenza di Alzheimer. Tra le attività considerate vi erano anche la lettura, la scrittura e altre forme di stimolazione cognitiva.
Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34261788/
Le attività che coinvolgono linguaggio, memoria, attenzione e riflessione sembrano quindi rappresentare una risorsa importante lungo tutto l’arco della vita.
Il cervello e le storie
Le neuroscienze hanno mostrato che leggere coinvolge il cervello in modo molto più complesso di quanto si potrebbe immaginare.
Uno studio dell’Emory University guidato da Gregory Berns ha osservato che la lettura di un romanzo era associata a modificazioni temporanee della connettività cerebrale in aree coinvolte nel linguaggio, nell’immaginazione e nella rappresentazione dell’esperienza corporea.
Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23988110/
Le storie sembrano lasciare una traccia che continua ad accompagnarci anche dopo aver chiuso il libro. La lettura non consiste semplicemente nel ricevere informazioni: coinvolge processi di simulazione, immaginazione e costruzione di senso.
Perché il cervello ama le narrazioni
Molto prima delle neuroscienze, la psicologia culturale aveva già individuato il ruolo centrale delle storie nell’esperienza umana.
Jerome Bruner sosteneva che gli esseri umani organizzano la propria esperienza attraverso forme narrative. Le storie ci aiutano a interpretare gli eventi, costruire identità, attribuire significati e dare continuità alla nostra esperienza.
The Narrative Construction of Reality:
https://doi.org/10.1086/448619
Come scrive Bruner, non ci limitiamo a vivere gli eventi: li raccontiamo, li interpretiamo e li inseriamo in una trama che dà forma al nostro modo di stare nel mondo.
Le storie costruiscono connessioni
Uno degli studi più affascinanti in questo ambito è quello del neuroscienziato Uri Hasson. Le sue ricerche hanno mostrato che durante l’ascolto di una narrazione si attivano forme di sincronizzazione tra il cervello di chi racconta e quello di chi ascolta. Questo fenomeno è stato definito brain-to-brain coupling o neural coupling.
Approfondimento:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22221820/
Le storie sembrano creare una sorta di ponte tra le persone, favorendo la condivisione di significati, emozioni ed esperienze. Più che trasmettere contenuti, possono favorire connessioni.
Narrativa ed empatia
Tra gli studi più conosciuti degli ultimi anni troviamo quello pubblicato nel 2013 da David Kidd ed Emanuele Castano sulla rivista Science. I ricercatori osservarono che la lettura di narrativa letteraria era associata a migliori prestazioni in alcuni compiti legati alla comprensione degli stati mentali altrui.
Studio:
https://www.science.org/doi/10.1126/science.1239918
Negli anni successivi altre ricerche hanno approfondito il tema, mostrando un quadro più articolato e sfumato.
Discussione:
https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/1948550618775410
I risultati di questo filone di ricerca continuano ancora oggi a essere discussi e approfonditi.
Nel complesso, queste ricerche suggeriscono che la narrativa possa offrire occasioni preziose di immedesimazione, confronto con prospettive differenti e riflessione sull’esperienza umana.
Leggere prima di dormire
Anche il sonno è stato oggetto di interesse da parte della ricerca.
Uno studio randomizzato pubblicato nel 2021 ha osservato che le persone che leggevano prima di addormentarsi riferivano un miglioramento della qualità del sonno più frequentemente rispetto al gruppo di controllo.
Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34996514/
La lettura può rappresentare un momento di rallentamento, una transizione graduale tra le richieste della giornata e il riposo.
Lettura e linguaggio
Uno degli effetti maggiormente documentati riguarda lo sviluppo delle competenze linguistiche.
Keith Stanovich e Anne Cunningham hanno mostrato come la lettura abituale sia associata a un vocabolario più ricco, a migliori capacità di comprensione del testo e a una maggiore familiarità con strutture linguistiche complesse.
Studio:
https://eric.ed.gov/?id=EJ571299
Ogni libro amplia il repertorio di parole, immagini e significati a disposizione di chi legge, contribuendo allo sviluppo di competenze che continuano ad arricchirsi nel tempo.
Crescere tra i libri
Anche l’ambiente in cui cresciamo sembra avere un ruolo importante.
Uno studio internazionale condotto da Joanna Sikora, Malcolm Evans e Jonathan Kelley su circa 160.000 persone in 31 Paesi ha evidenziato che crescere in una casa ricca di libri è associato, in età adulta, a migliori competenze linguistiche, matematiche e di problem solving.
Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30466867/
I libri rappresentano molto più di semplici oggetti: sono occasioni di incontro con il linguaggio, la conoscenza, l’immaginazione e la cultura.
Leggere significa molto più che allenare il cervello
Maryanne Wolf, neuroscienziata e studiosa dei processi di lettura, descrive la lettura come una delle attività umane più complesse e affascinanti.
Testo di riferimento:
https://www.maryannewolf.com/proust-and-the-squid
Quando leggiamo, mettiamo in dialogo attenzione, memoria, linguaggio, immaginazione, emozioni e capacità riflessive. La lettura diventa così una palestra cognitiva, ma anche uno spazio di esplorazione personale.
Dalla lettura individuale al benessere culturale
Se molte delle ricerche citate si concentrano sugli effetti della lettura sulla persona, negli ultimi anni studiosi, istituzioni culturali e organizzazioni internazionali hanno iniziato ad ampliare ulteriormente lo sguardo.
La domanda non riguarda più soltanto ciò che accade nel cervello di chi legge. Riguarda anche ciò che accade nelle relazioni, nei gruppi e nelle comunità che si costruiscono attorno alle pratiche culturali.
In questo contesto si inserisce il concetto di welfare culturale, che riconosce il ruolo delle attività culturali nella promozione del benessere individuale e collettivo.
Approfondimento:
https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Welfare.html
La cultura viene così considerata come una possibile risorsa capace di sostenere partecipazione, apprendimento, empowerment, qualità della vita e coesione sociale.
Cultura, salute e contrasto alla solitudine
Negli ultimi anni il tema della solitudine è diventato una delle grandi sfide sociali e sanitarie contemporanee.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato come isolamento sociale e solitudine possano influenzare la salute e la qualità della vita delle persone.
Approfondimento:
Tra i documenti più significativi sul rapporto tra cultura e salute troviamo il rapporto europeo Culture and Health: Time to Act, che raccoglie numerose evidenze sul contributo delle attività artistiche e culturali al benessere psicologico, sociale e comunitario.
Rapporto:
https://www.cultureforhealth.eu/app/uploads/2023/02/Final_C4H_FullReport_small.pdf
Un altro riferimento importante è il report dell’OMS curato da Daisy Fancourt e Saoirse Finn, che sintetizza migliaia di evidenze di ricerca sul rapporto tra arti, cultura e salute.
Rapporto OMS:
https://www.who.int/europe/publications/i/item/9789289054553
Anche in Italia queste riflessioni sono state sviluppate e diffuse dal Cultural Welfare Center, che promuove il dialogo tra cultura, salute, partecipazione e sviluppo delle comunità.
https://culturalwelfare.center/
In questa prospettiva, partecipare a un gruppo di lettura significa molto più che leggere un libro. Significa condividere tempo, esperienze, riflessioni e punti di vista e creare occasioni di incontro e riconoscimento reciproco.
E quando leggiamo insieme?
Negli ultimi anni diverse ricerche sui gruppi di lettura suggeriscono che la lettura condivisa possa trasformarsi in uno spazio di partecipazione culturale, produzione di significati collettivi e costruzione di relazioni.
Tra le studiose che hanno approfondito maggiormente questi temi in Italia vi è Chiara Faggiolani, che ha analizzato il ruolo sociale della lettura e dei gruppi di lettura come pratiche capaci di generare connessioni, dialogo e senso di appartenenza.
Approfondimento:
Quando le storie vengono lette, ascoltate e discusse insieme, il libro smette di essere soltanto un oggetto culturale e diventa uno spazio relazionale.
Una frase può far emergere un ricordo. Un personaggio può offrire uno specchio attraverso cui guardare la propria esperienza. Una storia può favorire dialogo, ascolto e confronto.
La lettura condivisa può contribuire a creare contesti in cui le persone possano sentirsi viste, ascoltate e riconosciute.
Le storie diventano allora occasioni per costruire comprensioni condivise e rafforzare il senso di appartenenza.
Una pratica che intreccia mente, emozioni, relazioni e comunità
Nel loro insieme, queste ricerche suggeriscono che la lettura sia molto più di un passatempo.
Attraverso le storie attiviamo processi cognitivi complessi, ampliamo il linguaggio, esploriamo prospettive differenti, costruiamo significati e alimentiamo connessioni con gli/le altri/e.
Quando la lettura diventa condivisa, questi processi si intrecciano ulteriormente con la relazione, l’ascolto, il confronto e il senso di appartenenza.
Forse è proprio qui che risiede il valore più profondo della lettura: nella sua capacità di mettere in movimento pensieri, emozioni, immaginazione e legami, aiutandoci a costruire interpretazioni condivise e a sentirci parte di qualcosa di più grande della nostra esperienza individuale. Perché le storie non abitano soltanto le pagine dei libri. Abitano le relazioni, le comunità e i modi in cui scegliamo di stare insieme. E forse è anche per questo che, negli anni trascorsi nei gruppi di lettura, ho visto persone arrivare per i libri e restare per le relazioni.
Le storie aprono conversazioni, rendono possibile l’incontro e talvolta aiutano a sentirsi meno soli. È una riflessione che accompagna anche Costruire comunità attraverso le parole, il saggio in cui ho raccontato l’esperienza di LeggiAmo e ciò che la lettura condivisa può generare in termini di relazioni, partecipazione e senso di appartenenza.
