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Scrivo di questo tema da un punto della vita in cui due prospettive si incontrano: mi accorgo del mio invecchiare e, contemporaneamente, sono caregiver di una persona cara. È anche da questo doppio sguardo, personale e professionale, che nasce la riflessione sul tempo, sulle priorità e sulla cura di questa recensione senza pretese tra film, serie TV, libri e psicologia.

Partiamo dal film.

The Straight Story, distribuito in Italia con il titolo Una storia vera, sembra costruito su pochissimo e proprio per questo lascia molto spazio a chi guarda. David Lynch racconta la storia realmente accaduta di Alvin Straight, un uomo di settantatré anni che vive nell’Iowa, cammina con fatica e non guida più; quando viene a sapere che il fratello, con il quale non parla da anni, è malato, decide di raggiungerlo affrontando centinaia di chilometri su un trattorino rasaerba.

La vicenda potrebbe prestarsi facilmente a toni eroici o sentimentali, ma Lynch sceglie una strada diversa e accompagna Alvin con lo stesso ritmo lento con cui lui attraversa campagne, paesi, soste e incontri, lasciando che il viaggio diventi progressivamente anche un modo per tornare verso ricordi, rimpianti e parole rimaste sospese. Il film, uscito nel 1999, è diretto da David Lynch, scritto da John Roach e Mary Sweeney e interpretato da Richard Farnsworth, che per questo ruolo ricevette una candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista.

Ciò che mi ha colpita al punto da farmi desiderare di scriverne riguarda soprattutto il rapporto con il tempo. Alvin parte quando sa che suo fratello sta male e quando, nello stesso momento, il proprio corpo gli ricorda che le possibilità non sono infinite; non sembra muoversi nell’illusione di cancellare gli anni di distanza o di recuperare ogni cosa perduta, ma sceglie che quella relazione merita ancora tempo, fatica e presenza.

Questa idea mi ha riportata alla Socioemotional Selectivity Theory di Laura Carstensen (2021), una teoria dello sviluppo lungo l’arco della vita che mette al centro la percezione del tempo. Quando il futuro viene percepito come ampio, tendono ad avere maggiore spazio gli obiettivi legati all’esplorazione, all’acquisizione di informazioni e all’apertura verso nuove possibilità; quando l’orizzonte temporale viene percepito come più limitato, acquistano relativamente più importanza gli obiettivi emotivamente significativi, le relazioni che contano e le esperienze capaci di avere valore nel presente. Questo cambiamento motivazionale non coincide automaticamente con l’età anagrafica, perché anche una malattia, una separazione, un trasferimento o un’altra soglia della vita possono rendere più evidente la finitezza del tempo disponibile.

È qui che The Straight Story diventa qualcosa di più di un film sulla vecchiaia. Alvin continua ad avere desideri e a orientarsi verso il mondo, ma compie una scelta molto precisa su dove investire le energie che ha ancora a disposizione; alcune priorità assumono un peso diverso quando la possibilità di rimandare appare meno scontata, e la consapevolezza del limite può rendere più nitida la direzione verso cui muoversi.

Questo modo di guardare all’invecchiamento è importante perché amplia una rappresentazione ancora spesso costruita soprattutto intorno alla perdita. Con il passare degli anni possono cambiare forza fisica, mobilità, autonomia e molte altre risorse, mentre lo sviluppo continua a comprendere adattamenti, scelte, riorganizzazioni e modi nuovi di utilizzare ciò che rimane disponibile.

Il modello di Selezione, Ottimizzazione e Compensazione, elaborato da Paul e Margret Baltes (1990; cfr. anche Baltes, 1997), descrive proprio questo processo: selezionare significa concentrare le energie su obiettivi considerati importanti, ottimizzare significa utilizzare e rafforzare le risorse disponibili per perseguirli, mentre compensare significa trovare strategie alternative quando alcune capacità o possibilità si riducono. Il modello riguarda l’intero arco della vita e offre una chiave per comprendere come le persone possano continuare a perseguire obiettivi significativi anche quando il contesto o le risorse cambiano.

Guardando Alvin sul suo trattorino rasaerba, il collegamento viene quasi spontaneo. Non può affrontare quel viaggio con gli stessi mezzi o con lo stesso ritmo che avrebbe avuto in un’altra fase della vita, ma l’obiettivo conserva il proprio significato e cambia il modo in cui può provare a raggiungerlo; il viaggio diventa così una forma concreta di adattamento, lenta e faticosa, costruita intorno a ciò che Alvin può ancora fare e a ciò che, per lui, vale ancora la pena fare.

In questa prospettiva, il viaggio di Alvin può essere letto come il tentativo di riaprire una relazione prima che il tempo decida al suo posto. Un incontro non può cancellare gli anni di lontananza e la riconciliazione, quando è possibile e desiderata, resta diversa dall’idea che ogni legame debba essere recuperato; Alvin sceglie di dare al rapporto con suo fratello una possibilità diversa dal silenzio.

La riconciliazione viene raccontata attraverso un gesto concreto e quasi ostinato, più che attraverso grandi dichiarazioni. Lungo la strada Alvin incontra altre persone, ascolta storie, racconta frammenti della propria vita e sembra avvicinarsi al fratello ancora prima di raggiungerlo fisicamente; il viaggio gli offre un tempo nel quale tornare a pensare a ciò che è accaduto, a ciò che è rimasto in sospeso e a ciò che desidera ancora fare.

Per questo The Straight Story parla della vecchiaia senza ridurla alla fragilità e senza idealizzarla. Il corpo di Alvin ha limiti evidenti, il viaggio è faticoso e alcune possibilità appartengono al passato, ma continuano a esserci scelte, desideri e relazioni verso cui orientarsi; la vecchiaia appare così come una fase della vita nella quale restano presenti compiti, adattamenti, legami e possibilità di attribuire significato a ciò che accade.

Un altro modo di invecchiare

Proseguiamo con la serie TV.

Se Alvin attraversa la vecchiaia nel silenzio di una strada di campagna, Grace and Frankie la racconta quasi dal lato opposto, tra amicizie impreviste, famiglie che devono ridefinirsi, nuovi progetti, desiderio, sessualità, limiti del corpo e continui tentativi di ricominciare. Ideata da Marta Kauffman e Howard J. Morris e distribuita da Netflix in sette stagioni tra il 2015 e il 2022, la serie affida a Jane Fonda e Lily Tomlin i ruoli di due donne molto diverse che costruiscono un’amicizia inattesa quando le loro vite familiari vengono improvvisamente ridefinite. La serie offre così un controcampo prezioso: mette due donne anziane al centro della storia e concede loro contraddizioni, iniziative, errori, umorismo e trasformazioni che la rappresentazione culturale riserva più spesso a personaggi giovani.

Accostare queste due opere rende visibile una pluralità che vale la pena proteggere anche nel linguaggio professionale. Si può invecchiare cercando una riconciliazione o costruendo un’amicizia inattesa, rallentando oppure iniziando un’impresa, chiedendo aiuto o difendendo con forza la propria autonomia; le traiettorie dipendono dalle condizioni di salute, dalle risorse economiche e sociali, dalle relazioni, dalla cultura, dalla storia personale e anche dalle disuguaglianze che attraversano le diverse esperienze di vita.

Quando il tempo della cura entra nella vita

Se allarghiamo lo sguardo dall’esperienza di chi invecchia a quella delle persone che gli stanno accanto, il rapporto con il tempo cambia ancora una volta. Prendersi cura di una persona cara può modificare abitudini, relazioni e possibilità personali, riempiendo le giornate di compiti, decisioni e attese, ma dentro questa esperienza possono convivere anche affetto, presenza, competenze costruite nel tempo, stanchezza, ambivalenza e bisogno di sostegno (Schulz et al., 2020).

Ogni esperienza di cura assume una forma diversa, perché dipende dalla storia del legame, dalle condizioni delle persone coinvolte, dalla possibilità di condividere le responsabilità, dalle risorse disponibili e dalla presenza di una rete sulla quale poter contare. Raccontarla soltanto attraverso il sacrificio rischierebbe di nasconderne la ricchezza; descriverla come naturalmente gratificante lascerebbe invece poco spazio alla fatica e alle emozioni difficili che possono accompagnarla.

E qui subentra il libro e il prendersi cura.

I cura cari di Marco Annicchiarico (2022) entra in questo territorio dalla parte della letteratura e dell’esperienza autobiografica, raccontando il rapporto tra un figlio e una madre negli anni in cui la malattia ne trasforma la memoria, la quotidianità e il modo di stare in relazione. Il libro restituisce la materia affettiva della cura, lo spaesamento, la creatività necessaria per adattarsi e i tentativi di trovare un linguaggio per ciò che accade; è una storia singolare, capace di aprire domande e risonanze senza pretendere di parlare a nome di tutti.

Parlare di invecchiamento significa allora considerare la persona anziana insieme alla rete di relazioni nella quale vive, riconoscendone desideri, preferenze, capacità e margini di autonomia e prestando attenzione, nello stesso tempo, ai bisogni di chi le sta accanto. Condividere le responsabilità, chiedere aiuto e conservare spazi propri può aiutare la relazione a restare più ampia dei compiti di cura, proteggendo il legame e le persone che lo abitano.

Ciò che riguarda tutti

La percezione del tempo attraversa ogni fase della vita. In momenti diversi può accadere di avvertire che qualcosa chiede spazio nel presente: una relazione da cercare, un bisogno rimasto inascoltato, una scelta da compiere oppure un modo più sostenibile di prendersi cura di qualcuno e di sé. La domanda che il viaggio di Alvin lascia aperta riguarda allora ciascuno di noi: che cosa diventa abbastanza importante da meritare tempo, energia e fatica quando le priorità cominciano a cambiare?

Il viaggio di Alvin, e il micro viaggio di questa recensione, parla della possibilità di scegliere consapevolmente a che cosa dare ancora spazio, riconoscendo che ogni relazione ha la propria storia e la propria misura. A volte quella scelta comincia mettendosi in viaggio; altre volte prende la forma di una conversazione, di un confine finalmente riconosciuto, di una richiesta di aiuto, di un progetto nuovo o della possibilità di restare accanto a qualcuno continuando a custodire anche uno spazio per sé.

 

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Questo articolo nasce nel dialogo tra il mio lavoro di psicologa e Abitare le parole, la newsletter nella quale uso film, serie e libri come occasioni per esplorare temi psicologici senza ridurre le storie a diagnosi o spiegazioni definitive.

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Riferimenti scientifici

Baltes, P. B. (1997). On the incomplete architecture of human ontogeny: Selection, optimization, and compensation as foundation of developmental theory. American Psychologist, 52(4), 366–380. https://doi.org/10.1037/0003-066X.52.4.366

Baltes, P. B., & Baltes, M. M. (1990). Psychological perspectives on successful aging: The model of selective optimization with compensation. In P. B. Baltes & M. M. Baltes (Eds.), Successful aging: Perspectives from the behavioral sciences (pp. 1–34). Cambridge University Press. https://doi.org/10.1017/CBO9780511665684.003

Carstensen, L. L. (2021). Socioemotional selectivity theory: The role of perceived endings in human motivation. The Gerontologist, 61(8), 1188–1196. https://doi.org/10.1093/geront/gnab116

Schulz, R., Beach, S. R., Czaja, S. J., Martire, L. M., & Monin, J. K. (2020). Family caregiving for older adults. Annual Review of Psychology, 71, 635–659. https://doi.org/10.1146/annurev-psych-010419-050754

Opere e materiali citati

Academy of Motion Picture Arts and Sciences. (n.d.). The 72nd Academy Awards | 2000. Oscars.org. https://www.oscars.org/oscars/ceremonies/2000

American Film Institute. (n.d.). The Straight Story (1999). AFI Catalog. https://catalog.afi.com/Film/61718-THE-STRAIGHT-STORY

Annicchiarico, M. (2022). I cura cari. Einaudi. https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/i-cura-cari-marco-annicchiarico-9788806254896/