339 7709191 info@luisellanuovo.it

A volte mi chiedono: “Quanto dura un percorso psicologico?”

È una domanda comprensibile quando si pensa di iniziare un percorso: può essere utile avere un’idea di quanto tempo richiederà, di come si svolgerà e di quale spazio potrà occupare nella propria vita.

La durata può essere diversa per ogni persona, perché ciascuno arriva con una storia, una situazione, bisogni e obiettivi differenti. Anche il modo di entrare in contatto con sé, con ciò che sta vivendo e con la relazione psicologica può avere tempi diversi.

Ci sono persone che in pochi incontri riescono a mettere a fuoco qualcosa di importante, comprendere meglio una situazione o trovare nuove possibilità per affrontarla. Altre hanno bisogno di più tempo per riconoscere alcuni meccanismi, costruire fiducia, dare un nome a ciò che sentono o concedersi uno spazio nel quale fermarsi davvero.

Ognuno arriva a questi passaggi con tempi che hanno senso dentro la propria storia.

La durata dipende anche da che cosa porta la persona nel percorso e da ciò che desidera costruire attraverso quel lavoro. Una consulenza focalizzata su una situazione specifica può avere caratteristiche diverse da un percorso che accompagna una fase di cambiamento più ampia o che permette di esplorare modalità consolidate nel tempo.

Per questo, più che stabilire fin dall’inizio un numero preciso di incontri, può essere utile osservare insieme come procede il percorso, che cosa sta emergendo e quali obiettivi stanno prendendo forma.

Ogni quanto ci si incontra?

Alla domanda sulla durata se ne accompagna spesso un’altra:

“Ogni quanto ci si incontra durante un percorso psicologico?”

Anche in questo caso, la frequenza può variare in base alla persona, alla situazione e alla fase del percorso.

In alcuni casi gli incontri possono avere una cadenza settimanale, in altri quindicinale. La frequenza può anche cambiare nel corso del tempo.

È una scelta che si costruisce insieme, tenendo conto di ciò che la persona sta attraversando, degli obiettivi del percorso, delle modalità del lavoro e anche delle sue possibilità concrete.

La sostenibilità ha un ruolo importante: un percorso psicologico entra nella vita reale delle persone, insieme al lavoro, alle relazioni, agli impegni, alle risorse disponibili e ai momenti che possono cambiare nel tempo.

Per questo anche il ritmo degli incontri può essere rivisto. Se emergono esigenze diverse o una determinata frequenza diventa difficile da sostenere, se ne può parlare e cercare una modalità più adatta.

In sostanza, si cerca un ritmo che abbia senso per quella persona e per quel percorso.

Più che una corsa, uno spazio di allenamento

Forse, allora, il punto non è soltanto chiedersi “quanto ci vuole?”

Per me un percorso psicologico assomiglia più a uno spazio in cui allenare la consapevolezza che a una corsa verso un ideale da raggiungere.

Un po’ come accade in palestra: sapere teoricamente come funziona un movimento è diverso dal dare al corpo il tempo di apprenderlo davvero, attraverso esperienza, continuità e ascolto.

Con il tempo possiamo osservare meglio come ci muoviamo nel mondo, nelle relazioni e nelle scelte. Possiamo riconoscere automatismi, bisogni, punti di fatica, ma anche risorse che spesso restano sullo sfondo.

Piano piano può diventare possibile scegliere con maggiore libertà, ampliando le possibilità rispetto alle modalità diventate abituali nel tempo.

Alcune di queste modalità possono aver avuto una funzione importante e averci aiutato in determinati momenti della nostra vita. Nel tempo, però, possiamo accorgerci che qualcuna di esse ci corrisponde meno, oppure che abbiamo bisogno di ampliare il nostro repertorio di possibilità.

Aprire la propria “cassetta degli attrezzi”

A volte penso al percorso psicologico anche come a un’officina.

Un luogo in cui fermarsi, osservare meglio come funzioniamo e aprire, con più calma, la nostra “cassetta degli attrezzi”.

Può capitare di avere dentro di sé risorse e possibilità di cui conosciamo soltanto una parte. Oppure di utilizzare sempre gli stessi strumenti, semplicemente perché sono quelli che abbiamo imparato a usare meglio nel tempo.

Un percorso può aiutare anche in questo: conoscere ciò che abbiamo a disposizione, sperimentare nuove possibilità e imparare, piano piano, a utilizzare le nostre risorse con maggiore consapevolezza e flessibilità.

La durata e la frequenza degli incontri diventano quindi parti di un processo che si costruisce nel tempo, attraverso il confronto tra la persona e la professionista.

Più che cercare una formula valida per tutti, si tratta quindi di trovare un tempo e un ritmo che possano accompagnare quel particolare percorso e permettere, piano piano, di muoversi nel mondo con più contatto, più libertà e maggiore benessere.