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A volte mi chiedono: “Quanto dura un percorso psicologico?”

Credo che non esista una risposta uguale per tutti, perché ognuno ha tempi, storie e modi diversi di entrare in contatto con sé.

Ci sono persone che in pochi incontri riescono a mettere a fuoco qualcosa di importante. Altre hanno bisogno di più tempo per riconoscere alcuni meccanismi, fidarsi, dare un nome a ciò che sentono o concedersi uno spazio in cui fermarsi davvero. Ognuno arriva a questi passaggi con tempi che hanno senso dentro la propria storia.

Ma forse il punto non è tanto “quanto ci vuole”.

Per me un percorso psicologico assomiglia più a uno spazio in cui allenare la consapevolezza che a una corsa verso un ideale da raggiungere.

Un po’ come accade in palestra: sapere teoricamente come funziona un movimento è diverso dal dare al corpo il tempo di apprenderlo davvero.

Servono esperienza, continuità e ascolto.

Con il tempo possiamo osservare meglio come ci muoviamo nel mondo, nelle relazioni e nelle scelte: possiamo riconoscere automatismi, bisogni, punti di fatica, ma anche risorse che spesso restano sullo sfondo.

E piano piano diventa possibile scegliere con maggiore libertà, invece di agire secondo automatismi che un tempo ci hanno protetti. Non perché siano “sbagliati” tout court: spesso, anzi, sono stati preziosi. Ma alcune modalità possono funzionare bene in certi momenti della vita e meno in altri, soprattutto quando non abbiamo ancora chiaro ciò che desideriamo, quali sono i nostri bisogni o verso quale direzione vorremmo andare.

A volte penso al percorso psicologico anche come a un’officina.
Un luogo in cui fermarsi, osservare meglio come funzioniamo e aprire, con più calma, la nostra “cassetta degli attrezzi”.

Perché capita di avere dentro di sé risorse e possibilità di cui magari conosciamo solo una parte. Oppure di utilizzare sempre gli stessi strumenti, semplicemente perché sono quelli che abbiamo imparato a usare meglio nel tempo.

Un percorso può aiutare anche in questo: conoscere ciò che abbiamo a disposizione e imparare, piano piano, a usarlo con maggiore consapevolezza e flessibilità.

Per muoverci nel mondo con più contatto, più libertà e maggiore benessere.